Asprom: dopo la produzione della birra, il progetto per il caffè d’orzo

Quattrocentosettanta ettari coltivati, 2000 tonellate di orzo distico, rigorosamente cento per cento friulano, in parte vendute ed in parte trasformate prima in malto e poi in birra per conto dei retisti con, per il 2019, richieste per circa 7000 tonnellate che tradotto, significa circa 1500 ettari di coltivazione e circa 200 aderenti, con una presenza importante su tutto il territorio del Medio e Basso Friuli.

Sono questi i numeri di Asprom, la rete friulana di produzione dell’orzo distico da birra, fornitrice della materia prima per il marchio Dormisch e Castello.

“La rete – spiega il presidente di Asprom, Alido Gigante – conta circa 110 aderenti che svolgono, all’interno, le diverse attività necessarie alla coltivazione, condizionamento, trasformazione e vendita del prodotto.  Le sempre maggiori richieste di prodotto da parte dei marchi Dormisch e Castello spingono a ricercare nuovi aderenti produttori, tanto che per l’anno 2019 abbiamo una domanda di circa 7000 tonnellate ovvero circa 1500 ettari di coltivazione e circa 200 aderenti”.

Gigante precisa che l’orzo di Asprom spunta un prezzo del 30% superiore al prezzo di mercato “così l’agricoltore ha la possibilità di incrementare il reddito aziendale, oltre a partecipare, se interessato, alle altre fasi successive alla produzione che incrementano ulteriormente i ricavi. Ad esempio – prosegue –  è stata da poco creata la cooperativa Centparcent furlane, aderente a Legacoop Fvg che ha il compito di commercializzare il prodotto dei retisti”.

Sono diverse le categorie di soggetti con mansioni diverse, all’interno della rete “abbiamo i produttori, i trasformatori (stoccaggio) (birrificio turnario), conto terzisti, e commercializzatori in modo che la filiera sia completa” precisa Gigante.

“E’ vietata la concorrenza interna – sottolinea – non ci sono cioè retisti che nelle fasi successive alla produzione ricoprano la stessa funzione”.

“Alla rete ha aderito la cooperativa cerealicola Vieris che ha la funzione  di centro di raccolta dove il prodotto resta in dormienza per due mesi – continua – e vi è il birrificio turnario regionale che produce la birra in conto lavorazione per i retisti e non per sè”.

La partecipazione ad Asprom non comporta costi annui per la gestione agronomica e gestionale che viene svolta gratuitamente dal presidente Gigante e dal comitato di gestione della rete.

“Attualmente, raggiunto il risultato nella produzione della birra per la rete – chiarisce – abbiamo avviato il progetto per la produzione del caffè d’orzo”.

Quanto alla birra Gigante spiega che “diversamente dalla birra artigianale, prodotta con l’utilizzo di  materie prime, soprattutto il luppolo, provenienti dall’estero, quella agricola è una birra che, dalla coltivazione dell’orzo passando per il suo trattamento fino alla trasformazione in malto e poi nel prodotto finito, proviene totalmente da aziende del territorio, seguite passo passo da Asprom. Oltre a essere una birra 100% friulana è un prodotto controllato in ogni minimo passaggio. Asprom infatti esegue una selezione accurata del prodotto, già dall’orzo che, se ritenuto non adatto (in base ad esempio a peso specifico, contenuto di proteine e umidità), viene utilizzato per la zootecnia. Questo elemento rappresenta anche la maggiore problematica per il settore, perché la tracciabilità è l’elemento discriminante fra birra artigianale e agricola e deve essere rispettata rigorosamente. Organizziamo riunioni periodiche e corsi di degustazione perché vogliamo offrire un prodotto di qualità che sia anche diversificato per venire incontro ai gusti differenti dei consumatori. E’ un progetto al quale crediamo molto e, negli ultimi mesi, abbiamo ottenuto riscontri positivi anche dall’amministrazione regionale che ha ritenuto valida l’iniziativa. I prossimi passi saranno nell’ottica di sviluppare la coltivazione del luppolo che, in Fvg, non è quasi presente”.

Asprom ha l’obiettivo anche di valorizzare le produzioni cerealicole coltivate in Friuli, da destinare all’alimentazione umana ad esempio l’orzo perlato o tramite la loro maltazione: quindi alla produzione di farine, birra, caffè d’orzo.

“Per valorizzazione – conclude Gigante – intendiamo la produzione di un prodotto di qualità che consenta maggior ricavi economici per le aziende produttrici”.

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