Legacoopsociali Fvg, il 30 ottobre congresso a Gorizia

Una crisi economica che il Paese non riesce a superare, ma anche una crisi di valori che si manifesta con l’arrivo di numerosi profughi e migranti da paesi del Sud del mondo a cui si risponde con “aiutiamoli a casa loro”. A questo stato di cose la cooperazione deve rispondere con un nuovo modello di sviluppo ma anche con una sua rigenerazione capace di interpretare situazioni dolorose  che hanno riguardato il sistema cooperativo del Fvg, dai casi CoopCa e Coop Operaie al più recente Euro&Promos.

Sono questi alcuni dei primi temi che si incontrano nella relazione elaborata dagli organismi dirigenti di Legacoopsociali FVG per il 4° congresso regionale di Legacoopsociali Fvg previsto a Gorizia, il prossimo 30 ottobre.  L’evento, a cui parteciperà il vicepresidente  della Regione Fvg, Sergio Bolzonello, verrà chiuso dalla vicepresidente nazionale di Legacoop Orietta Antonini.

“Bisogna prendere atto – scrive Legacoopsociali – che siamo di fronte ad un crinale di civiltà e che il compito della cooperazione non è tanto quello di rinchiudersi nella manutenzione e difesa di un Welfare State messo in crisi dal neoliberismo, quanto quello di proporre un nuovo modello di sviluppo. A partire da un nuovo modello di sviluppo locale, in cui una crescita economica responsabile cresca a partire dal bisogno di solidarietà e responsabilità sociale nei territori. Un bisogno di sviluppo locale che, in un paese a tasso demografico zero come il nostro, ha bisogno di accogliere milioni di altri essere umani per ripartire”.

“Il movimento cooperativo è in crisi profonda: non possiamo accontentarci della valutazione su come la cooperazione è riuscita ad affrontare la crisi globale non solo attutendone i colpi sulla propria compagine, ma offrendo alla società tutta soluzioni importanti. Prima tra le quali il fatto di aver continuato ad assumere persone ed a fornire beni, lavori e servizi, in tendenza assolutamente anticiclica”.

Questo non è sufficiente per il documento di Legacoopsociali Fvg, che ricorda gli episodi che hanno minato il credito più importante del movimento cooperativo: la fiducia da parte delle persone.

Dal fallimento di due importanti cooperative ultracentenarie, Cooperativa Carnica e Cooperative Operaie di Trieste fino alla trasformazione in spa della cooperativa Euro&Promos.

“Il confine tra il mondo della terziarizzazione dei servizi pubblici, l’economia, compresa quella cooperativa, le lobbies e la politica appare sempre più indistinto – ha chiarito – e senza voler ridimensionare in alcun modo episodi così significativi, che riguardano migliaia di socie lavoratrici e soci lavoratori, dobbiamo anche osservare che sarebbe ingeneroso considerarli, senza ricordare come le principali realtà nazionali del settore lavoro e servizi di Legacoop siano da anni impegnate in una riflessione sul superamento dell’esperienza cooperativa, omologandosi al modello imprenditoriale privato, oppure abbiano già fatto il passo decisivo, mantenendo la cooperativa in una funzione ridotta e sviluppando l’attività principale in società di capitali”.

“E’ chiaro – si aggiunge – che non possiamo far finta di nulla e ritenere questi episodi come degli infortuni di percorso. La sfida che abbiamo di fronte è quella di una rigenerazione del movimento cooperativo, pena la sua scomparsa”.

Ci si interroga quindi: “dopo la privatizzazione di quasi tutto il patrimonio economico statale e degli enti locali, è forse suonata l’ora del patrimonio dell’economia cooperativa? Lasceremo le porte aperte a chi ritiene di poter smantellare la cooperazione?” .

 

 

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