Cooperative sociali in prima linea nell’accoglienza migranti

Un modello di accoglienza positivo e territorialmente diffuso con una gestione operativa effettuata, in prevalenza, attraverso reti di cooperative sociali ed enti del Terzo settore che si sviluppa con un’ampia gamma di attività finalizzate all’inclusione anche grazie ad una rete di accoglienza nella società civile capace di ridurre gli stereotipi negativi e favorire la coesione sociale.

Sono questi alcuni degli elementi emersi a Zugliano, al Centro Balducci, nel corso del convegno su ‘Accoglienza migranti in Fvg: chi, come, con quali risorse…’, durante il quale Paolo Tomasin e Gianni Cavallini di Rete dei Numeri pari – Libera Fvg hanno presentato gli esiti dell’audit civico sull’accoglienza dei migranti richiedenti protezione internazionale in Friuli Venezia Giulia incentrato in prevalenza sulle interviste a 10 cooperative sociali del Fvg che hanno operato per l’accoglienza nel 2016.

L’evento, organizzato da Libera Fvg e Rete dei Numeri pari in collaborazione con Legacoop sociali Fvg, Agci solidarietà Fvg e Confcooperative Federsolidarietà Fvg, ha messo in luce le buone pratiche e alcune difficoltà del modello di accoglienza in Friuli Venezia Giulia dando una valutazione positiva sulla gestione e sulle attività a favore dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.

Moderato dal giornalista Davide Vicedomini e aperto da don Pierluigi Di Piazza, l’incontro è stato arricchito da alcune testimonianze di buone pratiche e dalla proiezione del video di Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, prodotto da Nuovi cittadini onlus, ‘Quotidianamente’ e del film ‘Diritti’ per la regia di Daniele Fabbro.

“Non possiamo interpretare quello dell’accoglienza – ha affermato Alessandro Metz, della direzione nazionale di Legacoop sociali – come un qualsiasi altro servizio. In questo momento le cooperative stanno operando in maniera duplice, da un lato rispondendo ai bisogni delle persone accolte, dall’altro lavorando nella comunità per attivare processi più ampi di accoglienza. E’ necessario partire dalle buone prassi che stanno operando, a macchia di leopardo, sul territorio. Dobbiamo analizzarle, ma anche iniziare a codificarle, trasmetterle e replicarle in modo da creare una rete, un percorso omogeneo”.

 

Nel dettaglio, i dati hanno evidenziato come, nel 2016, le cooperative sociali hanno accolto 900 migranti provenienti in prevalenza da Pakistan e Afghanistan. Sono maschi sotto i 40 anni (qualche famiglia con donne e bambini) che in buona parte conseguono il riconoscimento dello status di protezione internazionale. Le strutture di accoglienza utilizzate dalle cooperative sociali intervistate sono 116 fra appartamenti, comunità, alberghi ed ex caserme. Le strutture hanno una dislocazione territoriale diffusa sono private ma anche pubbliche, dotate di riscaldamento e wi-fi e prevedono un coinvolgimento degli ospiti nella gestione quotidiana delle stanze: pulizie, piccoli lavori di manutenzione.

L’audit ha dato conto anche sul tipo di attività formativa dedicata ai migranti: corsi di italiano (8-10 ore la settimana), professionalizzanti oltre che attività di auto-gestione (cucina, spese, pulizie, piccole manutenzioni), culturali, ricreative di socializzazione nella comunità, di impegno volontario (laboratori, manutenzioni, sfalcio, verde), attività lavorative/occupazionali, sportive.

L’indagine ha mostrato per il 2016 le principali voci di spesa: 13,76% per la retribuzione degli operatori, 27,93% per sostegno vita migranti (materiali di consumo, vitto, spese ricreative, trasporti, pocket money), 53,74% per alloggio (fitti passivi, albergaggio, cauzioni contratti di affitto, utenze ecc.), 2,08% accoglienza (pulizie, igiene personale, spese mediche, per permesso di soggiorno, premi assicurativi).

Di queste voci di spesa, Tomasin ne ha sottolineato la variabilità delle percentuali di costo, rispetto alla media, fra i diversi soggetti oggetto dell’indagine. Per le retribuzioni degli operatori si oscilla, infatti, fra il 6% e il 38% mentre per l’accoglienza si passa dal 22% al 77% così come le spese per l’alloggio che variano da 0 a 65%.

L’analisi economica sul rendiconto 2016 delle 10 cooperative sociali intervistate ha evidenziato un valore complessivo di risorse, assegnate dall’aggiudicazione delle gare d’appalto, di poco oltre 7 milioni di euro suddiviso in 3 fasce: 3 cooperative con introiti non superiori a 200mila euro ciascuna, 5 con introiti compresi fra 201mila euro e 500mila euro ciascuna, 2 con oltre 500mila euro ognuna.

Fra le problematiche rilevate, durante l’analisi, sono emerse una mancanza di strumenti di valutazione degli investimenti sugli ospiti in termini di empowerment dei migranti, alcune difficoltà in termini di interazione con i centri per l’impiego e un rapporto poco sviluppato con i servizi sociali comunali mentre sono state rilevate collaborazioni positive con gli enti di formazione, le associazioni sportive, di volontariato, culturali, con le parrocchie, le aziende in cui è stato possibile effettuare stage e tirocini.

Un altro elemento positivo rilevato è la possibilità di ottenere interessanti ricadute occupazionali sviluppando competenze e professionalità dedicate. “Le persone occupate nell’accoglienza sono un centinaio – ha spiegato Tomasin -. Si tratta di educatori, mediatori
psicologi, insegnanti di italiano, operatori di integrazione linguistica, assistenti sociali, esperti giuridici e di logistica. Le attività possono rappresentare anche delle occasioni di occupazione per disoccupati”.

Fra gli ostacoli nei percorsi di accoglienza, l’audit ha messo in luce una disattenta informazione da parte dei media, una non sempre fattiva collaborazione con gli amministratori locali, difficoltà burocratiche che non hanno trovato sempre un supporto nel personale delle istituzioni e talvolta una cittadinanza poco aperta, all’inizio, al dialogo con il migrante.

“L’obiettivo – ha precisato Cavallini – è stato quello di rilevare e valutare le modalità con cui le cooperative sociali e anche gli altri enti gestori stanno realizzando l’accoglienza in Fvg partendo dall’impegno assunto, nel 2016, dall’Alleanza delle cooperative sociali con la Carta della buona accoglienza delle persone migranti, siglata con il ministero dell’Interno e l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci)”.

Nel documento, le cooperative sociali si sono impegnate a rispettare i requisiti base nella gestione dell’accoglienza: offrire misure mirate alla persona, favorire l’integrazione puntando su piccoli numeri e sulla diffusione nei territori, garantire la titolarità pubblica degli interventi grazie al coordinamento con Prefetture e Comuni, rendere l’inclusione sostenibile per le comunità locali, evitando tensioni e conflittualità.

I risultati dell’audit hanno rilevato una valutazione complessivamente positiva in termini di gestione delle risorse e dei contenuti destinati all’accoglienza da parte delle stesse cooperative.

Nel corso dell’incontro sono emerse, infine, le proposte di dare seguito a questo primo audit civico aggiornando i dati economici al 2017, raggiungendo anche altri soggetti (associazioni, amministrazioni locali, scuole, prefetture, ecc), di organizzare un laboratorio sulla comunicazione con i referenti dei media locali e di costituire un fondo per l’accoglienza in grado di rafforzare l’inserimento sociale dei migranti.

 

 

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