Damatrà da 30 anni sul territorio con idee educative di qualità

Damatrà, la cooperativa sociale con sede legale a Trivignano Udinese e sede operativa a Udine, che ha come scopo sociale la ricerca educativa e culturale perseguita attraverso la lettura, il racconto, l’arte, il fare e la creatività, compie 30 anni. A fotografare il percorso compiuto in questo lungo tempo è l’attuale presidente, Mara Fabro, che racconta in questa intervista anche le difficoltà incontrate sul cammino che sono state superate grazie alla capacità di innovazione e alla solidarietà dei soci lavoratori.

Com’è nata Damatrà?

“E’ nata nel 1987 grazie all’idea coraggiosa e pioneristica di due giovani, Claudia Zucchet e Massimo Teruzzi, che di ritorno da un’esperienza lavorativa acquisita in Tangram, una grande cooperativa di animazione del milanese, hanno portato dalla Lombardia al Friuli Venezia Giulia, l’animazione della lettura che in regione mancava. Le biblioteche specializzate per il pubblico di bambini erano poche. Forse non è un caso che la sezione ragazzi della biblioteca Vincenzo Joppi di Udine sia nata proprio nel 1987: è stata una coincidenza importante che ha permesso di creare un ‘occasione concreta di lavoro per una giovane realtà qual era Damatrà allora”.

L’esperienza milanese è racchiusa anche nel nome…

“Sì, Damatrà, dal dialetto milanese significa “vienimi dietro”, “dammi ascolto”. L’ascolto quindi è il principio su cui si basa il tipo di pedagogia proposta.Il punto di partenza è quindi l’ascolto dei bambini, delle loro conoscenze e delle loro potenzialità espressive nella loro unicità. Ma è inteso anche come strumento di coinvolgimento che stimola un clima disponibile, di interazione reciproca. Ascolto, infine, in senso percettivo, della materia, per scoprire le possibilità, le sensazioni, stimolando l’individuale capacità creativa. Nello sviluppo di questo metodo è stato importante l’incontro con le scuole comunali di Reggi Emilia e il pensiero di Loris Malaguzzi”.

Come si è arrivati all’attuale Damatrà?

“In 30 anni Damatrà ha cambiato componenti e di conseguenza sono cambiate le competenze e gli interessi che il gruppo porta con sè; per anni si è mossa nell’ambito dell’animazione e del teatro, fino ad arrivare alla compagine attuale, quasi tutta al femminile. Abbiamo iniziato in 4, nel 1997, dando vita al nuovo corso di Damatrà orientato sulla ricerca culturale ed educativa per le giovani generazioni. Anche qui un’altra coincidenza fortunata: anche la legge 285 è del 1997. È stato un passaggio importante per la cooperativa, uno stimolo ad ampliare le proprie capacità progettuali e ad acquisire un metodo di lavoro capace di creare reti efficaci. Oggi quasi tutti i nostri progetti si basano su reti operative che tengono insieme moltissimi partners pubblici e privati. Sono progetti importanti pensati per i cittadini più giovani che ci portano a lavorare nelle biblioteche, nei musei, nelle scuole di tutta la regione.

Come festeggiate questo compleanno?

“Festeggiamo questi 30 anni con l’auspicio di uscire da un piano di crisi che abbiamo dovuto attivare un paio di anni fa. Un piano che è costato molto ai soci ma che ci ha permesso di superare un momento di difficoltà economica. Come sempre è stato, per Damatrà le crisi sono i momenti in cui si attivano nuove idee e risorse. Siamo riusciti, ad esempio, a dare continuità triennale alla partnership con la Regione attraverso il programma di educazione alla lettura e ci stiamo sperimentando nell’editoria per l’infanzia. Guardate bene tra gli scaffali delle librerie a Natale, il libro più “insolito” che vedrete è il nostro!”

Com’è cambiato il vissuto della cooperativa in trent’anni?

“Abbiamo aumentato il know how, incrementato la professionalità e la competenza. Abbiamo conciliato il nostro “artigianato pedagogico” con una dimensione più ampia senza perdere la qualità tipica dei lavori di bottega. Accanto a questo abbiamo dovuto fare i conti con una sempre maggiore burocrazia. Gli impegni amministrativi, le quantità di cose da fare per riuscire a mettere in atto un progetto non sono indifferenti rispetto a 30 anni fa ma questo ha comunque dei lati positivi: ci ha permesso di accrescere la nostra capacità progettuale di farci diventare un gruppo di riferimento nel nostro settore, anche fuori dai confini della regione”.

Delle tante persone e dei tanti avvenimenti che hanno costellato questi 30 anni, chi o che cosa vuole ricordare in particolare e perchè?

“Le persone le ricordiamo tutte una per una; l’elenco dei progetti realizzati, invece, sarebbe lunghissimo. Chi di voi ricorda un simpatico mostro comparso sul lago di Cavazzo?”.

 

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