Itaca, bilancio che valorizza la cooperazione

Il bilancio numero 26 della cooperativa sociale Itaca registra un fatturato che tocca i 48 milioni di euro e segnando un + 7,6% rispetto all’anno precedente che si traduce in oltre 3,4 milioni di euro di aumento. Cresce l’occupazione che segna + 4,5% di incremento con un numero di addetti che sfiora i 2.000. Il bilancio segna un utile gestionale che come l’anno scorso supera 1 milione di euro, un risultato che consente alla Cooperativa Itaca di destinare direttamente in busta paga ai soci un ristorno complessivo superiore a 400 mila euro, a cui se ne sono aggiunti altrettanti per miglioramenti economici riservati alle socie e ai soci.

“E’ un risultato frutto di scelte e visioni che ancora oggi ci caratterizzano – ha affermato Orietta Antonini, riconfermata alla presidenza del Consiglio di amministrazione per il triennio 2019-21 -, come il mantenimento del nucleo prevalente delle nostre attività in Friuli Venezia Giulia, che concentra più dell’80% del fatturato, unitamente alla scelta di rispondere a tutti i bisogni del territorio; da tale scelta deriva l’ampiezza qualitativa e quantitativa delle tipologie di servizi e contratti gestiti e la possibilità di attivare percorsi di innovazione sociale, alcuni dei quali con annessi investimenti patrimoniali”.

“L’opportunità di dare concretezza alle nostre aspirazioni – ha proseguito Antonini – è naturalmente accompagnata da pazienti e rigorose politiche di contenimento delle spese, soprattutto indirette, di rafforzamento patrimoniale e finanziario, di investimenti umani prima che patrimoniali, orientati verso la formazione e verso le relazioni con le comunità di riferimento. Di questa visione ciò che più ci sta a cuore non è tanto e solo un risultato ma procedere collettivamente, fedeli al fatto che la Cooperativa Itaca è un’organizzazione democratica, aperta, che attraverso l’azione imprenditoriale persegue lo sviluppo sociale”.

“Più rilevante del fatturato – sottolinea la presidente Antonini – è l’evidente desiderio che ancora muove le nostre azioni di cercare il confronto, di promuovere nuove modalità di servizi, di ascoltare e raccontare, di fare con: probabilmente è questo il modello di innovazione a cui aspirare. La nostra rete di servizi, utenti, famiglie, istituzioni pubbliche e private, partnership e collaborazioni, assume una rilevanza fondamentale per ripensare ad un welfare sostenibile, accogliente e universale. Il conteggio più raffinato dei beneficiari dei nostri servizi ha registrato quasi 33mila utenti a fine anno (in circa 200 servizi) di cui 25mila giovani e i restanti 8mila minori, disabili e anziani (di cui la metà circa seguiti individualmente)”.

Ai dati positivi, che avvalorano il modello cooperativo, si affiancano le debolezze derivanti da un “contesto che non valorizza sufficientemente i servizi e l’occupazione nei servizi di cura. La presenza di affidamenti quantitativamente e temporalmente limitati ma che richiedono professionalità elevate e senza alcuna certezza di prosieguo, la mancanza di programmazione nei percorsi di insegnamento delle professioni di cura, la verticalizzazione di genere del ‘settore’ che vede una presenza preminente di donne, con le relative esigenze di conciliazione, unitamente ad una oggettiva conformazione territoriale che pretende interventi molto diffusi, sono questioni che impegnano quotidianamente tutti i livelli dell’organizzazione. Temi peraltro – conclude Orietta Antonini – oggetto di un rinnovato e positivo confronto con la Regione Fvg che ha attivato importanti tavoli tematici, riferiti sia agli affidamenti e alle procedure di accreditamento di servizi ad alta integrazione sociosanitaria, sia alla formazione e qualificazione del personale”.