Permane il problema Mascherine per le cooperative sociali e di servizi. Il presidente di Legacoop Fvg Livio Nanino sollecita la soluzione a Regione e Protezione Civile

È ben lungi dall’essere risolto il problema della pericolosa assenza di materiale DPI (dispositivi di protezione individuale), quali mascherine, guanti, disinfettanti, occhiali di protezione nei servizi assistenziali, sanitari e di pulizia e sanificazione. Nonostante le promesse infatti si moltiplicano gli allarmi di chi non potrà più esercitare un servizio pubblico essenziale, indispensabile per combattere la diffusione del COVID-19. Chi svolge questi delicati lavori, a maggior ragione in questo momento particolarmente difficile, non può lavorare senza protezione, dovendo tutelare anche la propria salute; allo stesso tempo non può venir meno la sua attività, indispensabile per sostenere le persone più deboli e la salute di tutti. Un problema serissimo sul quale il presidente di Legacoop Fvg Livio Nanino ha deciso di intervenire con una dichiarazione tesa a sollecitare le centrali decisionali: “Ci sono delle situazioni ormai critiche, non è questo il momento di perdere tempo nel progettare cosa servirà fra tre mesi. Forse qualcuno a livello istituzionale non si rende conto che siamo ancora in una situazione dove bisogna arrivare al prossimo mese. La situazione delle nostre cooperative sociali è incredibile; ci preoccupiamo di parlare di miliardi per la ripresa, che nessuno sa quando come arriverà e cosa servirà, ma nel frattempo abbiamo una situazione dove le cose banali (perché le mascherine dovrebbero essere cose banali) non sono disponibili. Fra l’altro, se le cerca la grande multinazionale le trova e le usa anche in situazioni dove non sono certo fondamentali, visto che si potrebbe utilizzare il criterio della distanza come già previsto dalle disposizioni. Nello stesso tempo si lasciano le cooperative sociali e di servizi senza quegli strumenti di protezione in aree d’azione dove sono fondamentali per i rischi di possibile contagio. Già in un nostro comunicato giorni fa avevamo chiesto a Regione e Protezione Civile regionale di occuparsene, ma a parte rassicurazioni verbali nulla si muove, quasi non ci si rendesse conto di dove sono le effettive emergenze. A parole si passa da un estremo all’altro, si citano eroi, ma in realtà ho l’impressione che in questo momento abbiamo tanta gente comune che ha capito e altri soggetti che non comprendono quanto avviene sul campo. Facciamo l’esempio dei magazzini alimentari, il personale si rende conto che non si può fermare il lavoro perché trovare gli scaffali vuoti genera panico ed è l’unica cosa di cui non abbiamo bisogno; chi di dovere invece sembra essere distratto. L’approvvigionamento di beni essenziali e gli strumenti che servono per gestirli dovrebbero essere la prima preoccupazione in una logica quasi da economia di guerra. Le mascherine non sono un bene disponibile per tutti? Allora si deve lavorare in termini di priorità e ci vuole qualcuno che decida cosa si deve fare. Le imprese, che siano cooperative o meno, che sono coinvolte in questo momento in servizi di rilevanza pubblica nella sanità e assistenza alle persone, devono ricevere dalla stazione appaltante quei prodotti perché in emergenza quello è il canale che dovrebbe garantire che le poche mascherine disponibili vengano distribuite presto e bene. È inutile fare tante chiacchiere su quello che può servire fra tre mesi, semplicemente perché oggi non possiamo saperlo, mentre quello che serve oggi è chiarissimo”.