Più sicurezza con il protocollo “Prodotto ittico sicuro”

Si chiama “Prodotto ittico sicuro” ed è un progetto finalizzato a garantire la sicurezza e tutelare la salute dei consumatori di molluschi bivalvi, permettendo di rilevare eventuali presenze di pericoli alimentari a livello di produzione primaria ed evitare la loro commercializzazione.

Il progetto è operativo dai primi mesi del 2018 e si avvale di un protocollo che consente di integrare e perfezionare le relazioni fra le autorità di controllo pubblico in materia di sicurezza alimentare, igiene della nutrizione e polizia veterinaria, e gli operatori del settore alimentare al fine di coordinare e implementare la gestione del rischio microbiologico e tossicologico a tutela degli interessi sia dei consumatori che dei produttori stessi.

L’iniziativa rientra nelle attività attivate dalla Regione Fvg con l’associazione temporanea di scopo (Ats) che raggruppa le associazioni di categoria, i pescatori e gli acquacoltori di molluschi bivalvi del Fvg di cui fanno parte Legacoop Fvg in qualità di capofila, Agci Federazione regionale Fvg, Confcooperative Unione regionale Fvg, Consorzio giuliano maricolture (Cogiumar), Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi nel compartimento  marittimo  di Monfalcone (Cogemo), cooperativa pescatori San Vito, OP cooperativa pescatori  di Grado, Almar-acquacoltura lagunare marinetta, Produttori  molluschi associati Fvg (Pma), società cooperativa San Martino, Organizzazione di produttori  della pesca di fasolari dell’Alto Adriatico (I Fasolari), Bio-Res Biological researches, Ittiomar.

“I dati microbiologici delle acque marine – afferma Claudio Franci, uno dei tecnici incaricati della gestione del progetto -, rilevati nei pressi delle condotte sottomarine che scaricano in mare aperto a circa 4-5 km dalla costa, permettono di affermare che non vi sono criticità o effetti delle stesse sulla qualità microbiologica delle acque ai fini della balneazione o della raccolta di molluschi bivalvi”. Le soluzioni proposte all’interno del progetto consentono di avviare delle procedure che permettono di rilevare tempestivamente eventuali problemi sanitari prima che il prodotto venga commercializzato.

 

“Contrariamente a quanto si è portati a pensare – prosegue Franci – l’inquinamento microbiologico delle acque costiere è legato non tanto ai depuratori presenti nelle località balneari, che negli anni si sono dotati di sistemi avanzati di disinfezione, quanto a un inquinamento diffuso, denominato NPS (Non Point Source) che comprende composti e agenti inquinanti generati dalle diverse attività antropiche che, attraverso lo scarico nei corsi d’acqua o per dilavamento da piogge, giungono nei bacini fluviali o lagunari e, da qui, alle acque marine costiere. Si tratta di fenomeni particolarmente significativi in occasione di forti piogge e difficili da contrastare. La collaborazione fra le autorità di controllo rappresenta dunque la soluzione al momento più efficace per garantire un elevato grado di sicurezza del prodotto”.

 

La risoluzione e gestione/controllo delle fonti di inquinamento NPS è di difficile e complessa attuazione, poiché comprende fonti inquinanti molteplici e la limitazione/gestione o eliminazione dei carichi inquinanti passa attraverso programmi decennali di misure di censimento e controllo degli scarichi. Notevoli progressi, in tal senso, sono derivati dall’applicazione della vigente normativa.

 

“I produttori – affermano Aurelio Zentilin e Walter de Walderstein, tecnici incaricati della gestione del progetto – sono consapevoli delle diverse problematiche che devono tener conto dei riflessi economici per le aziende di produzione, lavorazione e commercializzazione e richiedono azioni concertate fra le diverse componenti economiche, istituzionali e sociali finalizzata a salvaguardare tutti gli ambiti produttivi, nel rispetto delle diverse normative vigenti”.