Sentenza della Corte Costituzionale riafferma il valore costituzionale del Terzo Settore nei rapporti con la PA

La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza (131/2020) relativa all’art. 55 del Codice del Terzo Settore che (co-programmazione e co-progettazione). Questa sentenza dell’alta Corte giunge quanto mai puntuale rispetto a un periodo storico “Covid” che ha visto un inaridimento nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e mondo della cooperazione sociale. A livello nazionale anche l’area dell’associazionismo ha più volte sottolineato, attraverso il Forum del Terzo Settore, come la pandemia abbia avuto come riflesso una “diluizione” del rapporto storico tra PA e Terzo Settore, a partire dal mancato coinvolgimento degli Enti del Terzo Settore nei momenti dell’emergenza. La sentenza è importante anche rispetto al presente periodo nel quale le cooperative stanno dialogando con le stazioni appaltanti in merito al riconoscimento dei c.d. costi incomprimibili, relativi alle fasi di riduzioni e sospensioni dei servizi. Anche in questo caso il dialogo con la P.A. è complesso, faticoso e frutto di mediazioni (politiche e tecniche), in linea con il recente dialogo delle associazioni di categoria con l’ANCI; se semplificando potremmo dire che in questi ultimi mesi, per non dire anni , l’art. 55 è stato messo nel cassetto, auspichiamo comunque che questa sentenza della Corte possa rinsaldare, con la riaffermazione del valore costituzionale del Terzo Settore, quella relazione tra 1° e 3° Settore che è cruciale per la coesione sociale delle nostre comunità, così come descritto nella sentenza: “Il modello configurato dall’art. 55 CTS, infatti, non si basa sulla corresponsione di prezzi e corrispettivi dalla parte pubblica a quella privata, ma sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse pubbliche e private per la programmazione e la progettazione, in comune, di servizi e interventi diretti a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, secondo una sfera relazionale che si colloca al di là del mero scambio utilitaristico”. L’art. 55 del Codice del Terzo Settore afferma che “in attuazione dei principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di cui all’articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché delle norme che disciplinano specifici procedimenti ed in particolare di quelle relative alla programmazione sociale di zona”.

La co-programmazione, spiega sempre l’articolo 55 spesso disatteso, è finalizzata all’individuazione, da parte della pubblica amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili. La co-progettazione è finalizzata anche alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti, alla luce degli strumenti di programmazione.

L’individuazione degli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato, spiega sempre la norma, avviene anche mediante forme di accreditamento nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, previa definizione, da parte della pubblica amministrazione procedente, degli obiettivi generali e specifici dell’intervento, della durata e delle caratteristiche essenziali dello stesso nonché dei criteri e delle modalità per l’individuazione degli enti partner. Ebbene con questa sentenza 131/2020 la Corte Costituzionale, all’interno di un approfondimento sul rapporto tra cooperative di comunità e pubblica amministrazione della Regione Umbria, fornisce un importante chiarimento sull’articolo 55 fondando sulla Costituzione e anche sul quadro normativo europeo la piena liceità di quanto previsto dalla norma. Fondamentale è a questo proposito il seguente passaggio della Corte: “Si instaura, in questi termini, tra i soggetti pubblici e gli ETS, in forza dell’art. 55, un canale di amministrazione condivisa, alternativo a quello del profitto e del mercato: la «co-programmazione», la «co-progettazione» e il «partenariato» (che può condurre anche a forme di «accreditamento») si configurano come fasi di un procedimento complesso espressione di un diverso rapporto tra il pubblico ed il privato sociale, non fondato semplicemente su un rapporto sinallagmatico”.

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