ARMONIA – Italia, contro la paura della crisi il Paese va in cerca di comunità

Trieste, 15 luglio 2015 – Un tempo ci si rifugiava nella famiglia. Ora anche quella dimensione vacilla, sia al proprio interno, sia per i colpi che subisce la vita dei singoli dall’esterno. Per cui a salire nella scala di gradimento è la comunità. Per oltre tre quarti del campione, i legami comunitari sono molto o abbastanza importanti (77%). Soltanto una sparuta minoranza non li ritiene rilevanti (17%). Ma quali sono le appartenenze che fanno da baricentro a questa rinnovata spinta comunitaria? Lo racconta un’indagine realizzata da SWG.

 

Teniamo presente che, secondo i dati Eurostat, il 36% degli italiani vive in città, il 20% in aree rurali, e il restante 46% in zone intermedie. Il primo polo della comunità è costituito dai paesi (26%), ma risultano rilevanti anche i quartieri e le città (16%). Un 58% di rispondenti si riconosce così innanzitutto in una comunità di carattere territoriale, sia rurale sia urbana. Spesso si tratta di un area di dimensioni limitate, dove tutti hanno perlomeno incrociato lo sguardo l’uno con l’altro, ma per qualcuno può essere una grande città. Questo trova alimento e conferma nelle nuove forme di partecipazione leggera e fluida che vediamo rifiorire ad esempio sui social network (comitati e associazioni di quartiere, gruppi d’acquisto, etc.).

 

Per contro vediamo ridursi quelle che per decenni sono state le appartenenze più forti per gli italiani, ovvero la chiesa e il partito. La religione fa comunità soltanto per il 13% degli intervistati, mentre la politica, almeno quella tradizionalmente intesa, pare non esserlo più. Dopo il territorio, il secondo polo comunitario degli italiani è la cultura (22%), concetto molto ampio che andrebbe esplorato più a fondo, per rinvenirne il significato più adeguato a spiegare il senso di appartenenza che ne deriva. Infine, legami comunitari si ritrovano anche tra le persone con le quali si volgono attività specifiche: soprattutto il lavoro (14%), ma anche lo sport o i passatempi preferiti (10%).