La nascita della cooperazione in Regione

Il movimento cooperativo e mutualistico, nelle sue varie forme, ha trovato in Friuli un ambiente fertile, sin dalle sue origini.
Parlare di storia della cooperazione friulana significa pertanto parlare di una forma associativa dai connotati ben definiti, da non confondersi con le forme organizzative corporative oppure ottenute con l’intervento di entità politiche o religiose.
Nel territorio friulano la cooperazione è il risultato di un’unione spontanea tra persone che hanno sentito l’esigenza di mettersi assieme in un contesto di vita non facile, in una terra flagellata da continue calamità naturali e belliche.
La nascita della cooperazione in Friuli si colloca nel decennio 1880-1890; risalgono infatti a tale epoca le date di costituzione delle prime forme associative: nel 1880 si fonda la prima “Latteria sociale” a Collina di Forni Avoltri, nel 1884 la prima “Cassa rurale” a Pravisdomini e il primo “Forno Rurale” di Remanzacco, nel 1885 il primo “Circolo agrario” a Pozzuolo del Friuli e nel 1890 la Cooperativa di Consumo fra agenti ferroviari ed impiegati degli impianti di Udine.
Queste prime esperienze diventarono un fermento di iniziative, come si apprende della “Relazione Mantica” del 1894/1898, preparata per conto della Commissione per la Cooperazione dell’Associazione Agraria Friulana e istituita per far conoscere l’opera svolta nei primi 15 anni dal sodalizio per contribuire a rimuovere remore e ostacoli che si opponevano al rinnovamento dell’agricoltura friulana e al miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori rurali.
Sin dal 1896, nella realtà friulana d’allora, risultavano attivate complessivamente 260 società cooperative, promosse sia da imprenditori liberali che da sacerdoti cattolici od organizzatori del movimento operaio socialista. Le origini della cooperazione nel Friuli orientale e dell’Isontino, ancora sotto il dominio dell’Austria, invece vanno prevalentemente riferite all’impulso del mondo cattolico.
Queste tendenze influirono molto anche sugli ambienti triestini, sebbene a Trieste lo sviluppo della cooperazione fosse strettamente collegato allo status di realtà urbana, con le conseguenti connotazioni influenzate dal movimento operaio organizzato, prima di ispirazione mazziniana e poi socialista. Risale al 1896 la fondazione della “Società operaia triestina con Mutuo Soccorso Cooperativo”, sodalizio aperto a tutte le categorie di lavoratori per l’esercizio cooperativo della produzione e del consumo.
Nel 1903 viene approvato lo statuto delle Cooperative Operaie di Trieste che in seguito muterà la sua denominazione estendendo la sua attività in Istria e nel Friuli.
La Prima Guerra Mondiale muterà la composizione dell’assetto cooperativo regionale sino a quando, con l’avvento del fascismo e l’inizio di una pagina buia della storia del nostro Paese, le istituzioni cooperative, così come tutte quelle democratiche ed i sindacati (eccetto qualche rara eccezione) vennero messe al bando chiudendone le sedi e distruggendone le tracce.

Il movimento cooperativo e mutualistico, nelle sue varie forme, ha trovato nel Friuli, sin dalle sue origini, l’ambiente più adatto.

Parlare di storia della cooperazione friulana significa pertanto parlare d una forma associativa dai connotati ben definiti da non confondersi con le forme organizzative corporative od ottenute con l’intervento di natura politica o religiosa.

Nel territorio friulano la cooperazione è il risultato di un’unione spontanea tra persone che hanno sentito l’esigenza di mettersi assieme in un contesto di vita non facile in una terra flagellata da continue calamità naturali e belliche.