La Storia

I principi cooperativi  /  Le origini della cooperazione  /  La nascita della cooperazione  /  La Lega Regionale delle Cooperative


Fondata nel 1886, la Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue (Legacoop) è la più antica delle organizzazioni cooperative italiane.

Legacoop è una associazione di imprese cooperative che opera in tutte le regioni per promuovere lo sviluppo delle associate e per favorire la diffusione dei princìpi e dei valori cooperativi. Le associate di Legacoop sono attive in praticamente tutti i settori produttivi, rappresentando una parte significante del sistema produttivo italiano.

Legacoop svolge funzioni di rappresentanza, assistenza, tutela e promozione verso le cooperative associate ed è competente ad esercitare la vigilanza sulle cooperative, a cui è delegata per legge.

Legacoop aderisce all’Alleanza delle Cooperative Italiane (ACI), che rappresenta per fatturato, soci e addetti oltre il 90% del mondo cooperativo italiano.

Legacoop è altresì organizzata in Settori, attraverso i quali svolge in maniera più mirata la propria mission di tutela, sviluppo e rappresentanza delle cooperative associate.

 


I principi cooperativi

La Dichiarazione di Identità Cooperativa, firmata dai Probi Pionieri di Rochdale nel 1844 e periodicamente rivista dall’Alleanza Internazionale delle Cooperative, definisce i 7 principi cooperativi, ovvero le linee guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori, indipendentemente dalle differenze culturali e normative specifiche di ogni paese.

  1. Adesione libera e volontaria
    Le cooperative sono organizzate volontarie aperte a tutte le persone in grado di utilizzarne i servizi offerti e desiderose di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.
  2. Controllo democratico da parte dei Soci
    Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente alla definizione delle politiche e all’assunzione delle relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stesso diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.
  3. Partecipazione economica dei Soci
    I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è, di norma, proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci destinano gli utili ad alcuni o a tutti gli scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbero essere indivisibili; erogazione di benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
  4. Autonomia e indipendenza
    Le cooperative sono organizzazioni autonome, di mutua assistenza, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
  5. Educazione, formazione e informazione
    Le cooperative s’impegnano ad educare ed a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i managers e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione.
  6. Cooperazione tra cooperative
    Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali e nazionali, regionali ed internazionali
  7. Impegno verso la collettività
    Le cooperative lavorano per uno sviluppo durevole e sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci

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Il movimento cooperativo italiano

 

Il movimento cooperativo italiano nasce intorno alla metà del XIX secolo sulla base del dibattito teorico e delle esperienze sorte nei decenni precedenti nel Regno Unito, in Francia e in Germania. Alle sue origini il fenomeno mutualistico si articola nel nostro paese in cinque filoni principali: credito, conferimento agricolo, consumo, lavoro e Mutuo soccorso. L’obiettivo è, fin dall’ esordio, quello di dare una risposta economica ai ceti operai e alla piccola borghesia urbana e rurale nel contesto di trasformazione economica e sociale avvenuta a seguito dell’unità nazionale che, accanto alle prime espressioni di sviluppo industriale e di inurbamento, vede aumentare il disagio delle fasce più fragili della popolazione.

Strumenti concettuali fondamentali vengono messi a punto da economisti come Luigi Luzzatti (1841-1927), Fedele Lampertico (1833-1906) e Leone Wollemborg (1859-1932) che individuano nella cooperazione un modello di coinvolgimento e responsabilizzazione necessario per la costruzione della nuova Italia, oltre che un’esperienza produttiva dove i lavoratori possano trovare occasioni di crescita materiale e morale in una prospettiva di cittadinanza più pienamente vissuta. Tra le prime imprese mutualistiche della penisola vanno indubbiamente ricordate la Società Artistico Vetraria di Altare (1856), il Magazzino di Previdenza di Torino (1854) e la Banca Popolare di Lodi (1863).

Il primo riconoscimento giuridico, sia pur parziale, del modello cooperativo si registra con il Codice di Commercio del 1882, ma il grande impulso ai sodalizi mutualistici viene impresso dai provvedimenti a sostegno alle cooperative di lavoro dei governi Giolitti, che stanziano risorse consistenti per l’affidamento di lavori pubblici quali bonifiche, regimentazione delle acque, opere viarie a questo tipo di imprese (Regio Decreto 278 del 1911). Tali misure tentano di inserire le rivendicazioni del mondo operaio, sia di matrice cattolica che socialista, all’interno del regime liberale al fine di stemperare il conflitto tra capitale e lavoro e tra istituzioni del regno e opposizione politica. La Guerra di Libia (1911-12) e la Prima Guerra Mondiale presto sottraggono al lavoro e alle opere cooperative sostegni economici vitali. Il fascismo, con la Carta del lavoro del 1927, provvede a sopprimere gran parte delle imprese mutualistiche e ad eliminare qualsiasi loro elemento di democraticità economica, riducendole a mero strumento dello stato autoritario e precipitandole nel momento più critico della loro storia.

Il processo di ricostruzione democratica del secondo dopoguerra e la Costituzione, che ne è il più genuino risultato, ridanno centralità e valore sociale ed economico alle istanze cooperative (art. 45 della carta costituzionale), facendone un tratto distintivo dell’Italia repubblicana. La legge Marcora (1985) per la salvaguardia dell’occupazione attraverso la formazione di imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi e la legge 381/91, sulla cooperazione sociale, sono la testimonianza della particolare vivacità del mondo cooperativo del nostro paese nello scenario economico europeo. Caratteristica peculiare del mutualismo italiano è, inoltre, la cooperazione di Lavoro, disciplinata dalla legge 142/2001, un caso quasi unico al mondo di veste giuridica organica di questo tipo di realtà produttiva e societaria. Oggi vi sono in Italia circa 54 mila imprese mutualistiche attive che danno lavoro a quasi 1.200.000 persone (dati Bureau Van Dijk 2020).

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La nascita della cooperazione in regione

 

Il movimento cooperativo e mutualistico, nelle sue varie forme, ha trovato in Friuli Venezia Giulia un ambiente fertile, sin dalle sue origini.

Parlare di storia della cooperazione in regione significa parlare di una forma associativa dai connotati ben definiti, da non confondersi con forme organizzative corporative oppure ottenute con l’intervento di entità politiche o religiose.

Nel territorio friulano la cooperazione è il risultato di un’unione spontanea tra persone che hanno sentito l’esigenza di mettersi assieme in un contesto di vita non facile, in una terra flagellata da continue calamità naturali e belliche. La nascita della cooperazione in Friuli si colloca nel decennio 1880-1890. Risalgono, infatti, a tale epoca le date di costituzione delle prime forme associative: nel 1880 si fonda la prima “Latteria sociale” a Collina di Forni Avoltri, nel 1884 la prima “Cassa rurale” a Pravisdomini e il primo “Forno Rurale” di Remanzacco, nel 1885 il primo “Circolo agrario” a Pozzuolo del Friuli e nel 1890 la Cooperativa di Consumo fra agenti ferroviari ed impiegati degli impianti di Udine. Queste prime esperienze diventarono un fermento di iniziative, come si apprende della “Relazione Mantica” del 1894/1898, preparata per conto della Commissione per la Cooperazione dell’Associazione Agraria Friulana e istituita per far conoscere l’opera svolta nei primi 15 anni dal sodalizio per contribuire a rimuovere remore e ostacoli che si opponevano al rinnovamento dell’agricoltura friulana e al miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori rurali.

Sin dal 1896, nella realtà friulana d’allora, risultavano attivate complessivamente 260 società cooperative, promosse sia da imprenditori liberali che da sacerdoti cattolici che da organizzatori del movimento operaio socialista.

Le origini della cooperazione nel Friuli orientale e nell’Isontino, ancora sotto il dominio dell’Austria, invece vanno prevalentemente riferite all’impulso del mondo cattolico.

Queste tendenze influirono molto anche sugli ambienti triestini, sebbene a Trieste lo sviluppo della cooperazione fosse strettamente collegato allo status di realtà urbana, con le conseguenti connotazioni influenzate dal movimento operaio organizzato, prima di ispirazione mazziniana e poi socialista. Risale al 1896 la fondazione della “Società operaia triestina con Mutuo Soccorso Cooperativo”, sodalizio aperto a tutte le categorie di lavoratori per l’esercizio cooperativo della produzione e del consumo. Nel 1903 viene approvato lo statuto delle Cooperative Operaie di Trieste che in seguito muterà la sua denominazione estendendo la sua attività in Istria e nel Friuli.

La Prima Guerra Mondiale muterà la composizione dell’assetto cooperativo regionale sino a quando, con l’avvento del fascismo e l’inizio di una pagina buia della storia del nostro Paese, le istituzioni cooperative, così come tutte quelle democratiche ed i sindacati (eccetto qualche rara eccezione), vennero messe al bando chiudendone le sedi e distruggendone le tracce.

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La Lega Regionale delle Cooperative

 

Nel 1945, anno della liberazione dal fascismo e della riconquista della democrazia, su iniziativa di alcune cooperative si costituisce la Federazione Friulana delle Cooperative e Mutue, con sede a Udine nella “Casa della Cooperazione” in Viale Ledra. L’atto di costituzione, datato 27 settembre 1945, a rogito del notaio Giusto Bronzin, è compiuto dai rappresentanti di 8 cooperative di Consumo, 8 di Produzione e Lavoro e Trasporti e 4 Agricole. Alcune di queste cooperative sono di vecchia tradizione socialista, altre di recente formazione.

In quel tempo la provincia di Udine comprendeva anche il pordenonese e l’attività della Federazione Friulana era estesa anche nella provincia di Gorizia.

Negli anni immediatamente seguenti, in una situazione di precaria organizzazione, ma sotto la spinta della ricerca di nuove soluzioni, si sviluppa uno spontaneo rifiorire di nuove forme di cooperazione accompagnate dall’entusiasmo e dall’attesa della popolazione che si avvia alla ricostruzione del paese dai danni materiali e morali provocati dalla guerra.

Nell’ottobre 1948, fra la Federazione e l’allora Unione Cooperative del Friuli (costituitasi il 10 ottobre 1945) venne deliberata l’unificazione mediante la costituzione di una nuova associazione denominata “Associazione delle cooperative friulane”, con sede in Udine.

In effetti questa unificazione non ha avuto seguito né successo per le contrastanti posizioni e il diverso orientamento politico delle due organizzazioni. La Federcoop friulana ha proseguito, pertanto, autonomamente la sua attività in stretta collaborazione con la Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue. In quegli anni la Federcoop friulana organizzava 34 cooperative di Consumo, 11 di Produzione Lavoro, 7 di Facchinaggio, 31 cooperative Agricole e latterie e 3 cooperative miste.

Da quel momento, si sono succedute negli anni varie vicende politico-organizzative e di adeguamento alle nuove necessità e situazioni anche mediante lo svolgimento di periodici congressi provinciali, interprovinciali e settoriali, fra i quali è degno di nota l’VIII Congresso della Federcoop (24 giugno 1952) che approvava il nuovo statuto sociale che sarà verrà ulteriormente adeguato dal Congresso del 12 novembre 1967.

La Federcoop, nello svolgimento della propria attività, si articolava in tre settori principali, mediante appositi Comitati di direzione politico-sindacale: Agricoltura, Consumo e Produzione e Lavoro.

L’11 giugno 1967 a Gorizia i rappresentanti della Federcoop di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste (dove, dopo il ritorno della città all’Italia nel 1954, le componenti della Federazione delle cooperative del Territorio Libero avevano aderito alle diverse associazioni nazionali), convengono sulla necessità di costituire un coordinamento regionale. Il 19 settembre 1967 viene deliberato l’atto formale di costituzione del Comitato Regionale della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue per il Friuli Venezia Giulia, fissandone la sede a Udine.

La ricostruzione dal terremoto del 1976 divenne un’occasione per il rilancio delle attività produttive friulane; numerose imprese a forma cooperativa, soprattutto nel settore dell’edilizia e dell’agricoltura, che vedevano nella Lega un valido punto di riferimento sindacale, si svilupparono e operarono in regione.

Gli anni ’80 e ‘90 vedono l’avvio di diversi processi di unificazione delle cooperative associate, in particolare nei settori Consumo e Produzione Lavoro, e lo sviluppo di nuovi settori: la cooperazione di Servizi ​e quella Sociale, che vede la sua nascita internazionale proprio a Trieste, come conseguenza della riforma basagliana.

Gli anni iniziali del XXI secolo sono segnati da cambiamenti ed eventi epocali (introduzione dell’Euro, attacco alle Torri gemelle, crisi economico-finanziaria del 2008, migrazioni, pandemia da Coronovirus), ma la Lega delle Cooperative del Friuli Venezia Giulia continua ad essere un punto di riferimento per le associate (che rappresentano oltre 16.000 occupati, 210.000 soci e circa 1,5 milioni di euro di fatturato) e gli stakeholder territoriali, avendo festeggiato nel 2017 i suoi primi 50 anni di attività in attesa delle sfide che il futuro riserverà.

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PER APPROFONDIRE:
Fondazione Barberini
Haliéus
International Cooperative Alliance