Legacoop > PARI OPPORTUNITÀ – Più donne nei Cda per cooperative più competitive

Roma, 8 luglio 2014 – Un workshop per puntare i riflettori sul gap che anche nella cooperazione esiste tra le donne al lavoro e quelle ai vertici, delle imprese e delle associazioni di rappresentanza. Ma soprattutto per trovare soluzioni al problema. L’occasione è stata offerta dall’incontro “Genere e rappresentanza”, organizzato nell’ambito del progetto Foncoop “Modelli per la diffusione delle pari opportunità nelle imprese cooperative” promosso dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e dai tre sindacati confederali.

 
Il problema è stato fotografato dall’intervento di Francesca Malagoli, direttrice di Liberatempo, che ha dato un quadro della situazione della cooperazione in Emilia Romagna. Le donne – racconta un’indagine realizzata qualche tempo fa – sono il 61,4% degli occupati, ma solo il 18,3% sono consiglieri di amministrazione (unica isola felice i servizi col 33%) e solo il 26,5% sono legali rappresentanti. Nelle Direzioni operative sono il 14% (con l’eccezione del sociale: 61,3%);  tra i quadri la presenza femminile si ferma al 25%, tra i dirigenti resta addirittura al 9%.

Per aiutare le donne a emergere nelle imprese cooperative si è scelto di considerare i risultati della legge sulle quote rosa, attraverso l’intervento in video dell’onorevole Alessia Mosca. La legge 120/2011 sulle quote ha prodotto un innalzamento dal 7% al 25% della quota di donne presenti nei CdA, dimostrando che nel nostro paese era necessario partire da una soglia minima fissata per legge. Lo strumento delle quote, quindi, nonostante in molti se ne denunci l’inadeguatezza, risulta ancora valido vista la situazione del nostro Paese.

 
Attraverso l’intervento di Serena Romano è stata valutata l’esperienza di alcune multinazionali che hanno attivato importanti politiche female oriented, mettendo in evidenza come la presenza delle donne ai vertici delle imprese venga considerato un elemento di competitività, come l’innovazione venga collegata alla diversità, come sia necessaria la convinzione/condivisione dell’importanza dell’apporto femminile da parte degli uomini, dei dirigenti maschi.

 
Come superare questo ritardo? Diverse sono state le proposte presentate al workshop. Da un attento monitoraggio dei rinnovi dei CdA per consentire il ricambio di genere e generazionale, su cui si è soffermata la responsabile delle PO di Legacoop Lombardia Emiliana Brognoli, che ha raccontato di un progetto lanciato in tal senso nella sua regione. A interventi di sensibilizzazione (verso tutti i soci e la direzione) e di formazione e supporto (per le donne) all’interno delle imprese. Altro aspetto importante, che è stato preso in esame, è la necessaria definizione di codici di comportamento, per esempio indicando nelle caratteristiche identitarie di una coop che aderisce all’Alleanza l’attivazione di politiche per le Pari opportunità.

“Il tema della presenza femminile nella governance delle imprese cooperative come dei diversi livelli associativi – ha sostenuto Dora Iacobelli, vicepresidente Legacoop e presidente della Commissione Pari opportunità – si incrocia con quello della partecipazione ed inevitabilmente con la cultura e la formazione, tutti aspetti che, con riferimento alla necessità di offrire opportunità alle donne di  diventare protagoniste, devono attraversare trasversalmente l’Alleanza”.

 
Un contributo interessante al workshop è stato portato da alcune testimonianze  di cooperatrici moderate da Elisa Rota della Cooperativa La Fucina (Anna Manca, presidente Commissione Dirigenti Cooperatrici Liguria, Filomena Iezzi, presidente Federsolidarietà Lazio).

 
“Purtroppo oggi le donne sono ancora poco visibili e nel mondo del lavoro, in una nazione maschilista, non si guarda spesso al merito ma ad altre cose – ha spiegato Giovanna Zago, coordinatrice della Commissione donne dirigenti cooperatrici di Confcooperative – Se si guardasse al merito, in molte occasioni arriverebbero prime. Fino adesso abbiamo parlato di “conciliazione” dei tempi di vita e di lavoro, credo che sia giunto il momento di parlare di ‘condivisione’ dei tempi di vita e di lavoro. Bisogna guardare alle donne come ad una risorsa e non ad un problema perché tutti i giorni dimostrano di avere una grande forza, energia, competenza e professionalità sui posti di lavoro”.

 
“Serve – ha spiegato Marieli Ruini, membro del Coordinamento Donne AGCI e presidente del Consorzio di formazione AGCI Meuccio Ruini – un doppio impegno. Il primo è quello di costruire sì, una formazione al femminile, ma anche e soprattutto una formazione al maschile che fornisca gli strumenti per capire che il valore e i risultati nel lavoro non sono legati al genere, ma alla volontà di produrre, alla capacità gestionale e organizzativa. Il secondo impegno è quello relativo alla rappresentanza istituzionale delle donne, per cui nel nostro ambito una “provocazione al femminile” – messa in atto dall’attuale governo, che ha allargato il numero delle presenze femminili negli organismi centrali – è sicuramente utile”.