Riparte T-Essere, laboratorio sociale di sartoria idea della Cooperativa sociale Nuovi Vicini e di Caritas Diocesana di Concordia-Pordenone

L’idea di un laboratorio di sartoria sociale è nata all’interno della Caritas diocesana di Concordia-Pordenone e della Cooperativa sociale Nuovi Vicini qualche anno fa, nel 2016: si trattava di un incontro settimanale per richiedenti asilo e rifugiati che imparavano a cucire, scambiandosi idee, condividendo piatti tipici. La pandemia ha fatto chiudere quest’esperienza e mai si sarebbe pensato che lo stesso Covid avrebbe creato anche l’occasione per far ripartire il laboratorio.
Nel mese di maggio 2020 è infatti nato il laboratorio di sartoria sociale T-essere, per produrre mascherine anticovid19, in cotone, bianche o coloratissime, con tessuto antigoccia.
L’iniziativa vede anche la collaborazione come partner dell’Azienda Sanitaria del Friuli Occidentale ed è stato avviato con il supporto della Fondazione Friuli, con l’obiettivo primario di favorire l’inclusione sociale di richiedenti asilo e rifugiati, di persone in condizioni di svantaggio o con disabilità.
Nel tempo oltre alle mascherine, nel laboratorio t-essere si sono iniziati a realizzare manufatti industriali, portaoggetti di stoffa, astucci, beauty, portachiavi, shopping bag, borse, zainetti, portafogli e altri accessori, in vendita nello stesso laboratorio, presso la Caritas diocesana a Casa Madonna Pellegrina e nelle realtà collegate.
Tutti i prodotti sono frutto della creatività dei partecipanti al laboratorio, realizzati cercando di puntare alla qualità. Si è cercato di riciclare tessuti donati da negozi, sarte, volontari, aziende del tessile, perché l’inclusione sociale non può prescindere da un’adeguata attenzione e rispetto per l’ambiente in cui viviamo.
I partecipanti sono attualmente otto: sono rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tratta, persone con disabilità, che hanno già alle spalle un’esperienza sartoriale alle spalle, per tradizione famigliare o perché nel proprio Paese facevano proprio i sarti: in questo laboratorio hanno potuto acquisire o affinare le proprie competenze, sotto la guida di una sarta e di alcune volontarie, nonché migliorare la conoscenza della lingua italiana, incontrare e conoscere altre persone, inserirsi all’interno di un lavoro di rete con la prospettiva, perché no, di trovare un lavoro.
Se le provenienze sono diverse, tutti i partecipanti sono accomunati dallo stesso entusiasmo, che è stato contagioso, tanto da ampliare la rete dei supporter. Innanzitutto la Società San Vincenzo de’ Paoli, che ha messo a disposizione lo spazio per il laboratorio in via Caboto n. 22, a cui si sono aggiunti numerosi negozi ed organizzazione di Pordenone, come Campagna Amica, Altromercato, Calzedonia, Libreria Il Segno.
E’ stata creata una rete di cooperative del Friuli Venezia Giulia, la “Rete per l’economia sociale”, che coinvolge altre realtà del territorio come Coop Noncello e Karpòs a Pordenone, Il Piccolo Principe di Casarsa, Lister di Trieste e Partecipazione di Udine, con il comune obiettivo di ideare, sviluppare e produrre prodotti tessili di qualità.
E’ stata avviata una preziosissima collaborazione con un’azienda di tappezzeria del territorio, la Emanuele Mariotto srl che ha messo a disposizione le proprie competenze e risorse umane. Insieme si sta cercando di sperimentare un nuovo modo di coniugare produzione e inclusione sociale, per produrre valore economico e sociale con l’obiettivo di arrivare un giorno, alla creazione di una grande impresa sociale di comunità.